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Nella riunione del Consiglio dei ministri europei dell’Ambiente, tenutasi il 5 marzo 2018 a Bruxelles, è stato affrontato anche il piano d’azione per l’economia circolare, in particolare la strategia UE sulla plastica e l’interazione tra la normativa in materia di sostanze chimiche, prodotti e rifiuti, sulla base dei documenti presentati dalla Commissione a gennaio.

La commissione ha approvato il dossier contenente quattro direttive sui rifiuti, permettendo alla comunità europea di avere un quadro organico di riferimento per le politiche di riciclaggio ed uso efficiente delle risorse.

Il voto definitivo in Assemblea plenaria del Parlamento è previsto per la metà di aprile. Pertanto le nuove direttive saranno vigenti e i paesi membri avranno 24 mesi per procedere.

I contenuti dei testi sono cambiati molto e i nuovi target di riciclo (nota bene: si parla di obiettivi di riciclo, e non di raccolta differenziata, che è solo uno degli strumenti utili a raggiungere gli obiettivi del riciclo e della ricollocazione sul mercato delle materie riciclate) si possono sintetizzare in quattro principali temi.

Partiamo dal riciclo dei rifiuti urbani il cui target è stato fissato nel 65% al 2035, ridimensionato rispetto alla precedente proposta. Più bassoanche il target sugli imballaggi che si ferma al 70% entro 2030. Mentre per la riduzione del conferimento in discarica il consiglio ha scelto il 10% entro il 2035.

Il tema più controverso che non ha portato ad alcun accordo è quello sulla “responsabilità estesa del produttore”: la commissione infatti chiedeva una standardizzazione dei criteri a livello europeo e una maggiore copertura dei costi delle raccolte differenziate da parte delle imprese produttrici di imballaggi.

Un accordo che non è ancora definitivo ma che si propone di essere una locomotiva trainante in un’ottica di economia circolare per lo sviluppo economico dei paesi europei, che dalla messa in atto delle nuove norme non hanno che da guadagnare dal punto di vista economico e ambientale.

Le nuove norme proposte da Commissione europea e Parlamento puntano in generale a limitare l’impatto negativo sull’ambiente della plastica e delle particelle microplastiche nonché delle sostanze chimiche pericolose. Nel dibattito, i ministri si sono concentrati sugli approcci volti a promuovere un aumento sostanziale dell’uso della plastica riciclata, nonché al recupero in sicurezza di rifiuti contenenti sostanze potenzialmente pericolose.

Secondo una nota diffusa al termine della riunione, i ministri hanno sottolineato la necessità di andare avanti con la strategia sulle materie plastiche, e chiesto di attuare con urgenza misure concrete, in particolare per incrementare il riciclo dei rifiuti plastici, individuare soluzioni per limitare la diffusione degli articoli monouso in plastica e approcciare in modo olistico la filiera della produzione di materie plastiche, ponendo particolare attenzione all’eco-design dei prodotti.

Tra le azioni individuate dal Consiglio, da adottare a livello comunitario e livello nazionale, rientrano campagne per sensibilizzare i consumatori, l’adozione di standard per incrementare la qualità dei prodotti realizzati con materiali riciclati e il ricorso agli acquisti verdi delle pubbliche amministrazioni. Andrebbe inoltre estesa al settore la responsabilità estesa del produttore (EPR), simile a quella prevista dal nuovo pacchetto rifiuti, da affiancare a incentivi finanziari e impegni volontari da parte dell’industria.

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