Puntuale come l’estate torna la guerra alla plastica incarnata dalle delibere plastic free promosse da molte amministrazioni comunali, che cercano così di porre giustamente un freno anche alla dispersione in mare di milioni di mascherine usa e getta, che vanno ad aggiungersi agli abbandoni più ‘tradizionali’. Ancora una volta ci permettiamo di ricordare però che il problema non è la plastica in sé, ma come si usa.

Se il rifiuto viene conferito correttamente esso può essere riciclato oppure se il riciclo non è possibile, se ne può minimizzare l’impatto attraverso il recupero energetico o, in ultima analisi, lo smaltimento in discarica.

Quello che spiace notare in tutte queste delibere plastic free è l’incoerenza: da una parte si alimenta una giusta battaglia contro l'abbandono indiscriminato della plastica, dall’altra non si fa niente per incentivarne il riciclo. Le pubbliche amministrazioni infatti hanno l’obbligo di legge di effettuare acquisti verdi in materiale riciclato, eppure quanti comuni rispettano la legge? Quanti fra quelli che applicano delibere plastic free?

Ricordiamoci sempre che la raccolta differenziata è solo il primo passo. E la raccolta differenziata deve essere fatta bene affinché sia possibile fare il passo successivo, che è il riciclo. Infine il terzo passo, che è l’obiettivo finale e senza il quale i primi due passi non servono a niente: la ricollocazione sul mercato dei prodotti realizzati in materiale riciclato. Solo così si realizza una vera economia circolare

Cari comuni plastic free, siete anche comuni circolari? Quanti arredi in plastica riciclata, per esempio, avete installato nei vostri parchi?

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