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12 agosto 2012. Direttiva europea e leggi nazionali privilegiano il recupero della materia rispetto a quello energetico. Per essere certi che, nel contesto italiano, ciò sia vantaggioso anche per quelle frazioni critiche come le plastiche eterogenee, Revet ha commissionato alla società di consulenza E-cube un’impronta ecologica di processo, cioè  una comparazione tra i due percorsi industriali a cui può andare incontro la plastica mista (plasmix) proveniente dalle raccolte differenziate: il recupero di energia e il recupero di materia da riciclo meccanico, (come Revet ha cominciato a fare dal 2011, grazie a un progetto di ricerca finanziato dalla Regione Toscana).

La Carbon footprint di processo (espressa in tCO2eq , tonnellate di CO2 equivalente) presentata in anteprima oggi a Festambiente, ha permesso di calcolare e mettere a confronto le emissioni di gas a effetto serra connesse al recupero di materia e al recupero di energia.

Il risultato è inequivocabile: considerando anche la fase di combustione le emissioni totali legate allo scenario “Preparazione al recupero energetico” (produzione di cdr, combustibile da rifiuti) sono pari a 37.358,8 tCO2e/anno (ovvero 2.400 kgCO2e per tonnellata di rifiuto trattato)Per quanto riguarda invece lo scenario di “Recupero di materia” (produzione di granulo e profilati), le emissioni totali sono pari a 4.585,6 tCO2e/anno (ovvero 290 kgCO2eper tonnellata di rifiuto trattato).

“Dunque nel contesto dato (regionale e nazionale) – spiega il presidente di Revet Valerio Caramassi – il riciclaggio delle plastiche eterogenee (al netto degli scarti di processo che è preferibile comunque recuperare energeticamente che non avviare a discarica), oltre ad essere il frutto di un’intensa e specifica ricerca cui hanno concorso, insieme a Revet, la Regione, Pontech e PontLab e che ne ha dimostrato la fattibilità, è preferibile al recupero energetico integrale dal punto di vista delle emissioni climateranti. Dal punto di vista economico, invece, il riciclo delle plastiche miste soffre di barriere burocratiche  e di incentivazioni improprie come quelle approvate ultimamente sull’incenerimento dei rifiuti tal quali”.

Per valutare quale delle due filiere presenta i maggiori benefici in termini di emissioni, è necessario considerare infatti anche la fase successiva di processo fino ai prodotti finiti (energia e nuovi oggetti): mentre col recupero di materia si mantiene il contenuto in carbonio fossile nei prodotti, (cioè nei ri-prodotti in Toscana, già commercializzati dai partner Revet), la produzione di energia (termica o elettrica) implica la combustioneprocesso che libera lʼelevato contenuto in carbonio fossile delle plastiche sotto forma di emissioni atmosferiche.

“I risultati di questo studio sull’impronta ecologica di processo – ha dichiarato l’assessore regionale all’Ambiente Anna Rita Bramerini – dimostrano che gli investimenti in ricerca previsti nel protocollo Regione-Conai-Corepla-Revet-Pontech ripagano sia in termini economici occupazionali che in termini ambientali. L’intenzione della Regione Toscana è quella di guardare al riciclo effettivo almeno quanto alla Raccolta differenziata rispettando così i dettami della direttiva europea che prevede almeno il 50% di riciclo di ciò che viene raccolto. Gli incentivi 2011 e i nuovi bandi che la Regione ha aperto nei giorni scorsi vanno proprio nella direzione di stimolare un mercato che non ne voleva sapere di aprirsi neanche con obblighi e sanzioni, pure previsti dalle leggi nazionali e regionali in materia”.

Il plasmix è quella frazione che resta dopo la selezione delle plastiche pregiate (esempio: bottiglie e flaconi):  una frazione che è in costante aumento e che rappresenta il 55-60% delle plastiche (attualmente è calcolato in circa 15mila tonnellate l’anno il plasmix selezionato da Revet dalle raccolte differenziate toscane).

“Lo scenario recupero energetico – spiegano nell’indagine Aldo Iacomelli e Marco Ricci di E-cube – ipotizza il ricorso al recupero energetico, così come oggi avviene in numerose realtà italiane ed europee, per lʼintera frazione del plasmix. Se non considerassimo la combustione – che però è lʼunico destino possibile per il cdr – la preparazione al recupero energetico  avrebbe una carbon footprint di 2.163,6 tCO2e/anno”.

Lo scenario “Recupero di materia” corrisponde invece a quello dei progetti approvati da Revet e quindi a ciò che avverrà effettivamente nello stabilimento di Pontedera a partire dall’estate 2013, quando sarà a regime il nuovo impianto che consentirà di gestire internamente tutti i processi industriali per la trasformazione del plasmix che oggi Revet demanda a partner esterni (triturazione, lavaggio, densificazione, granulazione, estrusione…).

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